Mi chiamo Catia
Semplicemente amo fare fotografia.
Ogni volta che penso a qualcosa,
e penso che sia un pensiero degno,
voglio scattare l’immagine mentale e farla diventare reale.
Vorrei affrontare il discorso “me” senza parlare di me, ma di quello che penso in onestà.
Questo scritto quindi non sarà un vero e proprio about me. Come faccio a parlare di me e delle mie esperienze a soli 26 anni? Posso parlare però di quello che penso e che voglio realizzare col mezzo fotografico e per questo ho inserito in questo sito anche la sezione blog. katBlog per esattezza
Sentite: di parole sulla fotografia e sui fotografi se ne dicono troppe, troppi critici, troppe mostre, troppo commercio dell’arte, esaltando “l’arte” si deprime il sentimento che fa nascere l’immagine fotografica stessa. Perciò, bando alle ciance, vi dirò il mio scopo e non il modo in cui fotografo:
Parlare, le mie immagini sono parole.
Semplicistico forse, ma se approfondite nella mia tesi capirete perchè.
La mia ricerca è solo agli inizi ma un seminarista di New York all’Accademia guardando i miei lavori un giorno mi disse “si va bene la tecnica, ma non si capisce una parola di quello che dici, qual è il punto?” e così Frank nel 2005 mi fece scattare la scintilla: “SONO QUI PERCHE’ VOGLIO IMPARARE A FOTOGRAFARE E PRENDERMI QUESTA LAUREA, OPPURE VOGLIO POTER DIRE QUALCOSA CON QUESTO LINGUAGGIO?”
Tanti Fotografi si fermano alla tecnica e fanno di tutto un po’, le loro immagini sono molto elaborate, macro, still life, prendere l’oro senza riflessi… e tecnicamente ineccepibili, ma cosa mi vogliono dire? Ecco che senza messaggio non c’è arte. Dei bravissimi tecnici da cui ho molto da imparare forse, quello sì.
Dall’altro lato non si dovrebbe scambiare per artista chiunque pensi qualche pensierino, o abbia qualche idea originale e scambi il clic del bottone come arte. Come mi insegna il buon Paolo, conoscente con cui conversavo oggi sul web.
Duane Michals grandissimo esponente dell’arte contemporanea con le sue foto-sequenze negli anni settanta ci metteva già in guardia dagli artisti imbroglioni e amanti del denaro, e diceva che Andy Wharol fosse uno di loro… pronti a trovare la novità per fare soldi… e me lo diceva anche il mio professore di storia dell’arte alle superiori!
Certo come criticare l’Animal Factory che ha ispirato tutta l’arte moderna e il sistema comunicativo dei creativi pubblicitari di oggi, il punto è: ha grande forza comunicativa, ma qual è il messaggio?
Io mi distaccherei dal giudizio di Michals, ma in effetti la maggior parte degli artisti veri non sono famosi… guardiamoci intorno:
Quanto meno sono artisti onesti che non vogliono lucrare sulla loro bellezza.
Oggi conversando con Paolo mi sono venute fuori delle frasi che vorrei riportare.
Sto costruendo il mio sito, sono giovane e con poca esperienza, ma con una laurea in fotografia, che però non basta per aprire una partita iva e cominciare… perciò sto partendo piano piano, il sito mi sembra un buon punto di partenza, poi le attrezzature, molto piano perchè costose, anche se c’è chi mi dice che dovrei fare il sito quando ho più roba concreta, lavori completi intendo.
Facendo esperienza in umiltà devo dire che il mondo commerciale non mi attira un gran che…
Ho conosciuto solo fotografi pompati che volevano sfruttare l’assistente, che non pagavano le tasse tantomeno me… tanto sporco nella moda e tanti imbrogli nei villaggi turistici. L’unica cosa commerciale che vorrei fare sono matrimoni moda e still life, e devo crescere tecnicamente.I matrimoni devo dire che mi riescono, si vede che ho occhio per la felicità!
Sono snobbati da tanti artisti fotografi, e sopravvaluti e economicamente da tanti fotografi di mestiere, io invece tra parentesi la trovo un ottima maniera per contribuire ad un momento felice, facendolo rimanere nel tempo attraverso immagini. Per cui non trovo la wedding photography un ripiego come molti, ma un mezzo per trasmettere la stessa felicità che ho dentro quando scatto i miei lavori. I matrimoni mi danno molta energia, l’ultimo matrimonio che ho fatto era quello di mia cugina e mentre fotografavo ballavo con tutti, durante il momento delle danze, cioè lo prendo come un gioco e mi diverto con gli sposi, e dalle foto questo traspare.
D’altro canto artisticamente ho tanto da dire!!!
Nei miei lavori ho intrapreso la strada dell’elaborazione e post produzione dell’immagine, non solo con Photoshop, quella del fotomontaggio, e della costruzione scenica dell’immagine, che molti fotografi classici sopratutto in Italia non capiscono e non apprezzano ancora (ANCHE SE IL FOTOMONTAGGIO E’ VECCHIO QUANTO LA FOTOGRAFIA, basta aprire un libro di storia e guardare chi è Rejlander!).Per farti capire l’importanza che ha questo genere a New York guarda questo link e leggi le recensioni e le pubblicazioni che ha avuto questa donna, Loretta Lux: http://www.lorettalux.de
Insomma l’Italia è abbastanza statica a questo tipo d’espressione. Nei concorsi fotografici nessuno da importanza alla post produzione, come se fosse una bestemmia, a volte nei bandi è addirittura vietata. Io dico semplicemente che sono fermi e discriminano qualcosa che non conoscono, gli ci vorrà tempo alla digital art in Italia per decollare.
Insomma sono sul contemporaneo… in sostanza nasco come pittrice all’Accademia, e poi mi sono specializzo in fotografia, prima reportage e tanta tecnica di studio e poi ho cambiato strada quando ho capito che volevo parlare.
Certo se un potenziale cliente mi chiede un catalogo glielo realizzo sia chiaro, ma non mi voglio fermare lì, ed è per questo che non amo molto la realtà fotografica (nel senso di realismo) all’Ansel Adams, perchè come dice Duane Michals “è tutto lì quello che vogliono vedere…” invece amo creare realtà alternative, come si evince dalla tesi, portare lo spettatore a guardare oltre all’oggetto fotografato (vedi “sono dolorose queste lacrime mai spese” -vita di un clown moderno).
Sia chiaro apprezzo il Mostro geniale di Adams, ma preferisco le trasfigurazioni alla Duane Michals, qualcosa di più spirituale, cioè andare oltre l’immagine in sé e per sé.
C’è chi non concorda, persino all’Accademia di Belle Arti alcuni professori hanno rifiutato di farmi da relatori per la tesi, perché propendevano per una fotografia classica, gente che ancora adora il Peperone di Weston, persino quelli del Gruppo f/64 avevano più profondità di campo mentale…
Ma alla fine il più giovane dei professori ha intuito che c’era qualcosa di valido in quello che volevo dire e mi ha fatto da relatore, il mitico prof Alessio.
Insomma, comunque per ora le idee sono quasi tutte nel calderone, sono stata ferma alcuni anni dopo la laurea, cosa bolle in pentola si vedrà…
Ecco questo riassume un po’ il mio pensiero.
Molto spesso si fa l’errore di sminuire qualcuno per esaltare le proprie idee; non è la mia intenzione però sminuire i colleghi, e non voglio apparire troppo filosofa né concettuale. Non voglio fare la morale a nessuno, né essere severa, dico solo che a volte un po’ di umiltà e il pensiero di non essere “arrivati” farebbe bene un po’ a tutti. Inclusa me.
Cerco la mia strada non disprezzando metodi classici, che ormai sono considerati antiquati, come la camera oscura per la stampa in bianco e nero , e non disdegno le novità offerte da Photoshop, anche queste disprezzate da qualche fobico dell’innovazione tecnologica.
Esperienze artistiche e professionali